Con Danny McCubbin andiamo alla scoperta del cibo come responsabilitá sociale

In una società come la nostra, moderna e occidentale, il cibo è alla portata di tutti (o quasi); persino chi si trova ad affrontare un momento di grande difficoltà riesce a procurarsi alimenti a sufficienza per sfamarsi.

Eppure il cibo non si limita a fornire le calorie giornaliere per affrontare gli impegni della vita ma rappresenta qualcosa di molto più importante e profondo, soprattutto per gli italiani.

Per noi è l’occasione di stare insieme, è un momento di raccoglimento, è la scusa per fare festa, è un modo di celebrare i momenti importanti, una consolazione nei momenti difficili, un premio dopo un successo, il pretesto per incontrare qualcuno e molto altro.

La cultura che gravita intorno al cibo, all’alimentazione e al rituale che accompagna da sempre la preparazione dei pasti o la lavorazione delle materie prime, oggi più che mai rappresenta un tema di discussione attuale e rilevante.

La Social Gastronomy ne è una chiara dimostrazione.

Il modo in cui il cibo riesce a riabilitare le persone, ad abbattere i confini, a testimoniare l’impegno personale e professionale è solo una parte di ciò che rappresenta agli occhi dei promotori di questo nuovo approccio sociale.

Denny McCubbin, dopo aver maturato un’ampia esperienza nel mondo del Food lavorando accanto a Jamie Oliver per oltre 15 anni e arricchendo le sue competenze ad ogni cambio di ruolo, nella sua veste attuale di Culture Manager del Gruppo Jamie Oliver si occupa anche di Social Gastronomy.
Il suo cammino lo ha portato a scoprire diverse realtà, a vivere momenti molto intensi e a conoscere persone che hanno fatto della “cucina” la propria “cura”.

Da anni è vicino alla Comunità di San Patrignano e la sua esperienza di volontario in quel contesto gli ha dato modo di rendersi conto di quanto il cibo, “dalla produzione alla commensalità”,  sia il cuore di ogni attività svolta dai residenti e ricopra un ruolo davvero significativo per tutti i membri della comunità.
Seminare le piante, coltivarle, raccoglierne i frutti e poi lavorarli; allevare gli animali, prendersi cura di loro e valorizzarne i prodotti può essere davvero nutriente.

Il senso di responsabilità che si sviluppa nei confronti della terra, degli animali e dei propri compagni di avventura (una sorta di famiglia), permette di trasformare il cibo in un mezzo di crescita, di evoluzione e di guarigione.

Allo stesso modo i prodotti della terra e il cibo abbattono i confini geografici e culturali che in sedi differenti potrebbero essere fonte di conflitto.

Il bisogno di nutrirsi (fisicamente e metaforicamente) è una necessità che accomuna tutto il genere umano, indipendentemente da ogni fattore sociale, religioso, economico e culturale che possiamo prendere in considerazione.

Ecco il motivo per cui è fondamentale utilizzare questo punto di incontro a fin di bene, così come è importante che tutti possano e sappiano nutrirsi correttamente.

Gli obiettivi della Social Gastronomy sono davvero vari e rilevanti, ne sono un esempio la creazione di una cultura relativa alla nutrizione giovanile, la lotta all’obesità, alle lobby alimentari e allo spreco del cibo.

Per scoprire il vero significato della Social Gastronomy prenotate il vostro posto alla prossima Food is a Conversation con Danny McCubbin, vi aspettiamo il 6 aprile alle 18:30 in Scuderia

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